Associazione Terre di Lucania

Storia della Lucania

In Lucania, nel periodo dell’ Eta’ del Bronzo e del ferro si afferma la civilta’ appenninica, contrassegnata da una sostanziale uniformita’ culturale.

L ‘attivita’ pricipale era quella agropastorale, integrata da transumanze stagionali e correlata alla produzione di prodotti caseari. I nuclei abitativi sorgono su alture e sono strutturati in gruppi di capanne recanti ad un lato un recinto per l’allevamento del bestiame e il restante spazio veniva utilizzato per la pratica di coltivazioni agricole. In alcune zone era maggiormente diffusa la coltivazione delle graminacee, l’ economia lucana dunque era pricipalmente caratterizzata dall’ agricoltura e dalla pastorizia.In un territorio ricoperto prevalentemente da boschi e foreste rigogliose era molto diffusa l’attivita’ di caccia, pratica diffusa e anche questa a quei tempi una fonte di reddito.

Alcuni territori lucani, durante il periodo dell’espansione della magna Grecia furono colonizzati, questo fenomeno interesso’ maggiormente la costa jonica: qui sorsero centri abitativi molto fiorenti tra i quali Siris fondata agli inizi del VII secolo a.C., seguita dalla colonia di Metaponto sorta alcuni decenni dopo. Durante questo periodo storico caratterizzato da molti fermenti, il territorio fu organizzato e suddiviso secondo una struttura gerarchica detta (Chora). Tale frammentazione su base agraria (per ogni lotto urbano assegnato ai coloni, corrisponde uno agricolo) diede vita ai primi modelli di fattorie.Nel secolo successivo l’espansione interesso’ anche alcuni comuni dell’entroterra lucano, sempre alla ricerca di terre da destinare alla produzione agricola.In quel periodo sulla moneta corrente, venne coniato il marchio di una spiga d’orzo, testimonianza dell’importanza che vi era per la produzione agricola.Lungo i corsi dei fiumi, si sviluppano una serie di collegamenti tra la costa jonica e quella tirrenica, in alcuni centri come Chiaromonte in Valsinni o Serra di Vaglio (dominante) la valle del Basento, sorgono comitati culturali, fondendo cosi’ l’arte greca da una parte e quella etrusco-campana dall’altra.

L’insediamento di Serra di Vaglio con i suoi edifici, testimonia un ruolo di egemonia,sia rispetto al territorio agricolo ed alle sue risorse, sia rispetto ad altre comunita’ vicine, come Casalapro, cancellara,Oppido lucano e Tolve.Nel corso del secolo V a.C. , con la discesa di nuovi gruppi asco-sanniti, si assiste ad una profonda trasformazione dell’assetto indigeno.Il territorio si struttura su una fitta rete di gruppi umani organizzati in unita’ produttiveagricole, dipendenti da un singolo nucleo famigliare dominante.Fattorie esistenti sul territorio si presentano autosufficienti strutturalmente ed assicurano larga autonomia famigliare. Tale distribuzione dei territori, determinera’ un cambiamento radicale dell’agricoltura e si passera’ dalla tradizionale attivita’ cerealicola, maggiormente prevalente, all’arboricultura (sviluppo dell’ulivo).

Si assiste alla caduta delle citta’ greche tirreniche di Poseidonia e Luma ed alla nascita di una nuova entita’ territoriale: la Lucania.

Nel III secolo a.C. ci fu’ un dominio romano, testimonianza del quale vi sono i ritrovamenti delle tavole di Heraclea (centro che subentro’ a Siris), preziosi reperti storici dai quali sono possibili attingere informazioni utili a definire la situazione dal punto di vista agrario e territoriale della fascia jonica, suddivisa secondo criteri estremamente razionali. Inoltre e’ stato possibile conoscere, quali fossero in quel periodo le colture prevalenti, ossia quelle cerealicole e quelle arboree di ulivi e viti, l’allevamento di ovini al quale faceva di seguito la produzione casearia. Agli inizi del III secolo a.C.ci fu’ una colonizzazione latina e furono fondate Venosa e Grumento, questa costitui’ un pericolo per la popolazione indigena interna e per le colonie greche della fascia jonica. L’espansione di Roma ebbe il sopravvento, cio’ e’ dimostrato dalla completa decandenza dei centri allora considerati piu’ fiorenti della regione.

Il territorio in epoca Romana subi’ una trasformazione radicale. L’appoggio dato dai lucani ad Annibale provoco’ una reazione drastica: la regione venne espropriata su vasta scala e molti territori furono trasformati in” ager pubblicus populi Romani” (terreni e fondi generalmente acquisiti a seguito di concquiste militari). La restante parte venne occupata da “villae rusticae”, impianti abitativi e produttivi simili a masserie, dedite all’attivita’ cerealicola nelle zone pianeggianti, mentre in quelle montuose si sviluppa una prevalente attivita’ casearia e di manifattura della lana, connesse all’allevamento del bestiame.L’esproprio di vasti territoricome “ager pubblicus”, provoco’ un forte spopolamento dalle campagne e l’abbandono dei campi fino ad aora coltivati.

I romani si comportarono da veri dominatori, pretesero dalla regione a titolo di tributo speciale, tutti i prodotti dell’epoca (suini, bovini, vino,grano ed olio), imcuranti delle condizioni in cui viveva il popolo lucano.Le derrate che provvenivano dalla Lucania erano molto ricercate ed apprezzate a Roma , specialmente insaccati, vino ,olio e grano. L’arte del conservare la carne, i romani la appresero dai lucani, secondo quanto riferisce Varrone, letterato-scrittore ,militare romano, il piu’ attendibile di quel periodo. I soldati romani, erano costretti spessoa lunghe permanenze negli accampamenti, lontano da casa, adottarono con entusiasmo il metodo di riempire un budello con carne tagliuzzata e sminuzzata, salata,s peziata ed essiccata,che permatteva lunga consevazione della stessa. La ricetta della salsiccia , chiamata luganega o lucanica, tale tecnica venne divulgata da Apicio e da allora si diffuse rapidamente in tutto il Centro e Nord. Fu’ creata una rete di collegamenti viari, con il solo scopo di far raggiungere questi prodotti all’ Urbe ( Roma pricipale citta’), furono costruite nuove strade, le stesse che per duemila anni assicurarono la viabilita’in terra lucana. Ci fu’ la costruzione della via Appia Antica (Capua-Venosa), la via Herculea che collegava l’alta valle dell’Ofanto (venosa- Potenza-Grumento) alle coste joniche e nel versante occidentale alla via Papilia. Quest’ultima era un’ arteria importantissima , serviva a collegare Roma con la Bruzia ( Calabria)e attraversava i territori lucani di Lagonegro,Lauria e Rotonda. In quel periodo furono costruite una serie didiramazioni che collgevano tra’ di loro le vie pricipali, con i centri piu’ importanti.

Dal punto di vista della viabilita’, la Lucania si trovava in discrete condizioni, ma nonostante cio’ rimase lo stesso una regione isolata . La principale causa di questo e’ da attribuirsi pricipalmente all’utilizzo di queste vie, utilizzate per depredare le ricchezze che il territorio offriva e non per incrementare scambi bilaterali. Queste vie rimasero le stesse per secoli, abbandonate al degrado d’uso e del tempo.Col passare del tempo scomparve la piccola e media proprieta’che caratterizzo’ l’economia lucana di quel periodo, molti terreni rimasero abbandonati ed incolti e vennero utilizzati per la transumanza stagionale, alrti si ricoprirono di boscaglie. Le zone costiere, infestate dalla malaria, vengono definitivamente abbandonate e sorgono nuovi centri sulle alture, citta’ come Venosa e Grumento consolidarono la loro importanza. Ci fu’ un declino demografico dell’economia agricola, cio’ a causa anche di una politica di sfruttamento delle risorse,a vantaggio solo di funzionari corrotti e disonesti.